21 maggio 2012

The Reginas - Homemade Valentinas (autoproduzione, 2012)


di Francesco Caprai

Con i The Reginas è stato amore a primo ascolto. Lì ho visto per caso ad un live giusto un paio di settimane fa, e ne sono rimasto folgorato. Mi è piaciuto subito tutto di loro: musica, estetica, nome, presenza live. Insomma tutto bello, quindi ho chiesto alla band se aveva del materiale da farmi sentire, ed ecco che mi ritrovo arrivare a casa questo Homemade Valentines.

Ci sono buone probabilità che non abbiate sentito parlare dei The Reginas, quindi ve li racconto un attimo. Sono in tre, vengono da Viareggio e suonano punk rock. Dai Ramones in giù, dove con giù intendo Screeching Weasel, Teen Idols, e tutto quel filone lì. Dicevamo che sono in tre, con Nox alla batteria, L. alla chitarra e Miss M. al basso, con la coppia che divide e condivide anche il microfono.
Ma insomma, cosa avranno mai di così speciale questi tre ragazzi? Assolutamente niente. E non vogliono essere speciali, vogliono solo essere un  gruppo punk che suona i suoi pezzi da 2 minuti appiccicandoli fra di loro e poi togliersi di mezzo. Ed è proprio questo quello che fa funzionare i 5 pezzi di Homemade Valentines. Non c'è l'ambizione di cambiare la storia della musica, dell'innovazione a tutti i costi, solo canzoni. Pochi accordi, solo quelli che servono. E pochi versi, quelli che bastano a parlare di un storie fra ragazzi e ragazzi. In modo semplice, senza voli pindarici e metafore faticose. Perché ogni tanto ci vuole di tornare alla radice dei sentimenti, e versi come "The things you do, the thing you say / I think I love you anyway" spesso vogliono dire più di tante stronzate. Sono canzoni da teenager. Anzi, sono canzoni teenager: brevi, immediate, senza pretese.
Quello di cui ho parlato finora è un ottimo elenco di motivi per innamorarsi di una band come The Reginas. Ma quello che mi sono dimenticato di aggiungere è che tutti questi elementi funzionano: cioè che i pochi accordi sono quelli giusti, le canzoni sono sì strofa / ritornello, ma sono melodicamente perfette sia nelle strofe che nei ritornelli. E poi è punk gente, più aggiungi e più sbagli.

E basta così, non c'è molto altro da aggiungere. Perché poi fa strano parlare così tanto di un disco del genere, che dura non so,  forse 10 minuti e nel quale ci sono molte meno parole di quelle che ho usato io.
Quindi, se vi capita di vedere scritto da qualche parte che i The Reginas suonano nella vostra città non perdeteveli, davvero. Niente robe hipster a questo giro però, vi avverto.



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