(dato che ci piacciono gli esperimenti abbiamo pensato di recensire questo disco, che è frutto di una collaborazione tra due artisti, da due diversi recensori, che hanno strutturato una conversazione a proposito di questo album)
di Mishel Qyrana e Nicolò "Kira"Russo
Mishel // Nico vorrei mi spiegassi una cosa: tu questi due come li hai scoperti? Io ricordo quando un paio di mesi fa mi hai detto che c'era da fare un articolo su di loro e mi fai se volevo scriverlo io. La mia risposta era stata qualcosa del tipo: 'non so nemmeno chi sono e non voglio perder tempo a scoprirlo'. Tu poi mi hai detto che erano degli emergenti bravi e che avrei dovuto prestarci orecchio e io ti ho risposto che il mio concetto di 'emergente bravo' era rappresentato da chi aveva fatto canzoni come "Tempo Critico" o "Chi paga?!". Beh, dopo tutto questo mea culpa tra le righe, tu come hai saputo di questi qua?
Nicolò // Non ho scoperto direttamente Soulcè e Teddy insieme. Mi ricordo di aver ascoltato, tempo fa, Ultimi Suoni quando Giovanni era ancora Soulcerbero. Era un ep di una decina di pezzi, hostato non so dove. E mi colpì molto la sua profondità di contenuti e la sua originalità. Aveva qualcosa di particolare e mi ricordo bene di aver puntato la mia attenzione su di lui e su Mifrà per qualche periodo. Poi tramite social networks e forum mi ero interessato alla causa e sono arrivato a Cromosuoni, che penso sia il primo lavoro che abbia ascoltato anche tu.
Mishel // Oh cazzo, io non sapevo assolutamente di questi altri lavori invece. A me è successo che una volta mi son beccato il pezzo condiviso su FB, e lì c'era solo da cliccare e lasciar di sottofondo, zero problemi di tempo o pigrizia. Però ricordo che fu qualcosa a colpirmi e spingermi a mettere in play e non bastò la sola buona volontà. Il brano era "Giovanni grida solo per la via" e credo che sentire un titolo non nominale mi abbia incuriosito. Poi è arrivato "Pupazzo di ruggine", e insomma, da lì è partita l'attesa per quel lietissimo evento che si è rivelato "Sinfobie", il disco di Soulcé e Teddy Nuvolari. Per me attualmente è tra i migliori lavori dell'anno, senza stare a far classifiche. Tu vecchia carogna che ne dici?
Nicolò // A parte che essere bollato come "vecchia carogna" da un giovane avvoltoio come te, mi inquieta. Sinfobie mi ha lasciato sorpreso. Molto. Unisce una pluralità di suoni che fanno oltre il classico boom-bap ma che si amalgamano bene con il rap. Ad un primo ascolto, mi è sembrato quasi di sentire gli odori tipici del meridione che assaporo ogni estate. Quelle fragranze che riscopri solo sporadicamente ma che vorresti vivere sempre. Sicuramente uno dei migliori lavori dell'anno, senza dubbio: anche perchè riesce ad unire una molteplicità di argomenti ad un unico filone narrativo che, a mio parere, è quello del sonno, e non lo dico solo per la copertina.
Mishel // Infatti a me sto disco sembra una raccolta di fiabe per adulti. Le fiabe per adulti sono proprio così: non c'è una storia, un argomento o una vicenda, c'è soltanto il dare un gusto colorato e vivido ai momenti, e i momenti sono scanditi dalle riflessioni.
Nicolò // Esatto. "Abat Jour" sembra il classico video-pensiero girato dalla cinepresa della notte, che si avvicina e si allontana così tanto da proiettarti all'interno dell'obiettivo e dietro la macchina. Mi è piaciuta molto l'idea della "sinfobia", della paura della sinfonia, e del protagonista che affronta in prima misura la paura, rendendola un'arma e impugnandola saldamente per definirsi e limitarsi all'interno del mondo. E' come un disco di formazione, non so se mi spiego, non vorrei azzardare. Un percorso evolutivo che a volte porta a degli sbocchi e altre volta ti fa lanciare i sassi in acqua sconsolatamente. E' una raccolta di fiabe per adulti, vero. Ma per me non va ascoltato a letto, ma camminando. Verso orizzonti indefiniti, un po' come i temi dei pezzi.
Mishel // Il fatto che nella maggior parte delle canzoni non ci sia una tematica non conferisce comunque dispersività al lavoro. Credo sia per il fatto che ad ogni traccia il vecchio Soulcé decide di concedersi spazio, senza prendersi necessariamente spazi contigui. E' come un disco rigido ancora da deframmentare questo disco, coi colori tutti mescolati e mescolati bene. E' come se il vecchio Soulcé lasciasse parlare camera sua di se stesso, piena di foto, di lettere, foglietti, dischi, vinili, libri, dvd, fumetti e tutto quello che vuoi: si fa conoscere senza porre se stesso a filtro di se stesso. Questo disco è un gesto intimo. Se tutto questo però è riuscito così bene credo che buona parte del merito vada al tappeto sonoro del progetto. In fatto di 'produzioni' tu da un punto di vista tecnico te ne intendi molto più di me, cosa ne pensi?
Nicolò // Assolutamente, anzi. Sono uno che apprezza più le sfumature dei colori fatti e finiti. Mi piace pensare che ci siano varie tematiche in un solo pezzo e non solo una. La scrittura, e lo sai meglio di me, ti guida verso vie che magari, inizialmente, non vuoi intraprendere ma che ti trovi costretto a percorrere. A proposito di vie, "Giovanni Grida Solo Per La Via" è un pezzo davvero stupendo. Non ti prende un po' male pensare a Giovanni che grida da solo? Che poi "tutti insieme siamo soli", e quindi ci sono tanti Giovanni. Che magari non gridano solo per la via, ma anche sui palchi, nelle fabbriche e nelle caserme. Ad ogni modo, musicalmente è davvero una bomba. L'ho fatto ascoltare ad alcuni amici che con il rap non hanno molto a che fare e l'hanno apprezzato molto perchè, come dicevo, va oltre le classiche sonorità "pestone" che alcuni non sopportano. Qui è innegabile che ci sia una commistione assoluta tra parole e suoni, che si compenetrano benissimo.
Mishel // Per me musicalmente è uno dei migliori lavori usciti in Italia. A parte che su melodie del genere bisogna viaggiare in libertà di essere se stessi come Soulcé riesce a fare benissimo, ma poi ci sento anch'io un sacco di Sicilia in questo disco, è quello che ho pensato fin da subito. Mi fa pensar alla polvere che si solleva quando tanta gente si muove insieme, mi fa pensare alle arance e a qualche trattoria di quelle vicino ai porti, con il mare nero fatto a puà dal riflesso dei lampioni. Mi sa di una terra dove ancora non è sopito il desiderio del viaggio, il sogno della terra promessa, dove non è sopito quell'odore di iodio tipico che gli immigrati avranno sentito infinite volte prima di prendere la via del mare. C'è qualcosa di sognante in tutto il disco, anche perché gli immigranti sono una razza di sognatori per definizione. "Manhattan" è una canzone splendida, a me Nico ha ricordato tantissimo 'Mexico' dei Cunninlynguists come impronta, che è forse la mia canzone-terapia.
Nicolò // Sì, che è più o meno quello che ho detto anche io prima tutto sommato. A me, invece, ha ricordato molto qualche lavoro degli Atmosphere. Non a livello musicale, ma come atmosfere. Con un Soulcè-Slug che riesce a disegnare benissimo quello che vuole e anche quello che non vuole, in sostanza. Me lo immagino con la tavolozza dei colori mentre dipinge la sua tela e si macchia il grembiule. Allora inserisce anche il grembiule nell'opera d'arte, senza pensare che sia solo pittura, senza stare nei canoni. Mi spiego? Ma sì che tanto tu contestualizzi tutto e chissà quale malata descrizione freudiana-qyraniana tirerai fuori da tutto ciò. "Manhattan" è stupenda: ogni volta che sento "scoprire che sei mancina", mi viene un brivido. Non ne so il motivo. Forse sono quelle piccole cose di stampo ghemoniano che ci passano spesso accanto ma che non abbiamo il coraggio di prendere per mano.
Mishel // Minchia mi sfottono anche i miei colleghi. Ma insomma questo è un bellissimo disco, un disco di pensieri fatti a riccioli, ecco, vediamolo così. A proposito, se ti dico 'pensieri fatti a riccioli sparsi', che rapper ti viene in mente a parte l'amico Giovanni?
Nicolò // Sarebbe scontato dire Capa. Ma mi viene in mente anche Blu, che è un po' ricciolino, dai. C'è molto di Blu in questo disco, non trovi? Dai, sì che trovi, rispondo io. Un po' una fusione di tanti elementi, presenti come matrici ma che portano a risultati diversi, sovrapponibili e innovabili. Comunque mi viene in mente Caparezza, dai. Anche come originalità di argomenti. Mi ha ricordato Mecna, parlando di pensieri sciolti, in libertà di movimento, che fra l'altro è presente nell'ultima traccia. Mmhh...
E mi ha ricordato anche il bassista che gira live con Mayer Hawthorne, che è un pazzo ma è un genio. E penso a Mayer perchè raccontava come senza questo sound non avrebbe fatto quel capolavoro di "How Do You Do". Un po' come Soulcè e Teddy che si sono trovati.
Mishel // Si sono trovati, e fortunatamente questo disco ci ha trovati. Nel complesso si può dire che ci siamo trovati bene.
- Sì. Ma "vecchia carogna" lo dici al tuo pusher.

questo e' un disco adatto a tutte le eta'...... che bello!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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